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Progetto Napoli AIB 2001

"Comunicare, prevenire e proteggere"

stemma Base Puma

Comune di Napoli

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Regione Campania

 

PROGETTO NAPOLI AIB 2001

 

1. PREMESSA

 

La difesa del bosco e degli alberi, è ormai quasi esclusivamente connessa alla qualità dei rapporti che l'uomo è in grado di stabilire con l'ambiente. Al riguardo, l'opera di sensibilizzazione delle popolazioni e d'informazione dei cittadini, anche con il coinvolgimento dei mass media, non sarà mai pienamente efficace se non mira a realizzare una cultura della tutela del patrimonio forestale inteso come bene imprescindibile che appartiene alla stessa collettività. É necessario, pertanto, dare opportuno impulso a tutte quelle azioni di carattere informativo e formativo che concorrono alla crescita di una cultura dell'ambiente e del bosco, promuovendo la consapevolezza che uomini e alberi appartengono al medesimo contesto naturale.

 

1.A DEFINIZIONE DEL RISCHIO


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In gran parte della letteratura nazionale ed internazionale non si riscontra una vera e propria definizione dell’evento "incendio boschivo", ma piuttosto un'uniforme definizione d'incendio, fuoco o meglio di combustione dalla quale però bisogna necessariamente partire per giungere a stabilire cosa s'intende per evento e rischio atteso.

"In Italia si definisce incendio boschivo: una combustione vasta, diffusibile, difficile da spegnere, violenta e pericolosa per l’incolumità pubblica. Tutti questi caratteri devono essere contestuali.

Talvolta vi sono combustioni che pur andando oltre l’accensione di fuoco, permessa dalla legge, devono essere contenute per evitare lo sviluppo di un vero e proprio incendio di cui però non ha ancora le caratteristiche. Queste combustioni possono essere definite principi d'incendio." Ed ancora "Le caratteristiche intrinseche della copertura vegetale, i fattori climatici oltre che gli aspetti selvicolturali e le esposizioni dei versanti sono predisponenti rispetto alle cause degli incendi boschivi" (Come proteggersi dagli incendi boschivi, Giovanni Bovio, 1996 Torino).

Queste sono solo alcune tra le più autorevoli definizioni che nel tempo sono state suggerite dagli autori e che risultano essere condivise dagli operatori.

Il concetto fondamentale è quindi strettamente legato alla definizione di combustione che può verificarsi

In assenza di uno dei tre elementi che seguono: il combustibile, il comburente ed il calore. Nel nostro caso il combustibile altro non è che il materiale vegetale; il comburente è rappresentato, molto semplicemente, dall’aria, il calore dipende comunemente da un apporto esterno più o meno volontario.

Questa breve premessa è necessaria per cercare di approdare alla definizione di rischio incendi boschivi. G. Calabri definisce indice di rischio o di pericolosità (fire danger), come "la risultante dei fattori costanti e variabili che influiscono sullo sviluppo e la propagazione di un incendio".

Proprio confrontando i concetti di combustione e d'indice di rischio, possiamo ipotizzare gli elementi che caratterizzano il fenomeno inquadrandolo in un più vasto concetto di "evento atteso" legato ai concetti basilari di protezione civile. Gli elementi fondamentali sono: il territorio boscato; il clima; l’apporto di calore in quantità tale da consentire lo scatenarsi dell’evento. Il territorio boscato, nella città di Napoli, è puntiforme, e quasi tutto è soggetto a rischio incendio boschivo. L’unica distinzione che si può fare è quella che comprende l'area di S. Martino, il Parco della Floridiana, il Parco di Capodimonte, che per fattori legati ad una stretta sorveglianza (Sovrintendenza) sono meno soggetti al rischio incendio.

L’andamento meteoclimatico è, invece, variabile e da considerarsi fondamentale nell’analisi del rischio incendi boschivi.

 

 

CLIMA NELLA CITTÀ DI NAPOLI


Temperatura media annua 17,1
Temperatura media di gennaio 11,5°
Temperatura media di luglio 23,6°
Temperatura estrema massima 36°
Temperatura estrema minima -3°
Precipitazioni annue 960 mm
Giorni di piogga all'anno 72 circa
Umidità relativa media 69% circa.

 

Durante tutto il periodo invernale, fine autunnale e primaverile il rischio è particolarmente basso ed i fattori climatici predisponenti si mantengono costanti fino all’approssimarsi della primavera e solo in vicinanza della stagione estiva aumentano rapidamente, quanto più rapida è la ripresa vegetativa e data la quasi totale assenza di pulizia dei sottoboschi, il rischio incendio è maggiore. Il vento, in condizioni climatiche di siccità, è l’elemento meteorico che più degli altri influenza l’indice di rischio.

Esistono ovviamente strette correlazioni biologiche e selvicolturali tra clima e bosco che contribuiscono alla determinazione dell’evento, ma risulta fin troppo chiaramente che lo stesso evento è stagionale, limitato al territorio boscato e quindi difficilmente inseribile tra i fenomeni, naturali e non, che compongono gli elementi base propri della complessa materia su cui la Protezione Civile concentra gran parte delle sue attenzioni: la previsione. Gli incendi boschivi si verificano, soprattutto nell'area dei Camaldoli e degli Astroni, un fenomeno prevedibile, anzi tutta la struttura comunale e regionale (nell'area della città di Napoli) che ruota attorno al fenomeno è calibrata secondo queste previsioni. L’analogia con le materie trattate dalla scienza (tale ormai è da definirsi) propria della protezione civile si riscontra sulla prevenzione e, soprattutto, sull'organizzazione delle operazioni d'intervento quando i normali mezzi non sono più sufficienti a contenere il fenomeno.

Ben poco resta da dire sul terzo fattore, il principale, che caratterizza il fenomeno: l’apporto di calore. Ci sembra corretto affermare che nulla di "naturale" concorre all’evento e ciò determina l’esclusione degli incendi boschivi dall’elenco dei fenomeni scatenati da cause naturali: alluvioni, terremoti, frane, eruzioni vulcaniche ecc. La causa predominante dello scatenarsi del fenomeno degli incendi boschivi è l’uomo, determinante attraverso azioni che possono essere ricondotte sia alla colpa sia soprattutto alla volontà di cagionare il danno, cioè al dolo.

Tra i fattori che influenzano l’insorgere degli incendi, quelli legati al clima sono da ritenere determinanti.

L’analisi dei valori assoluti delle precipitazioni non è significativa ai fini della valutazione dell’aridità relativa di un determinato comprensorio; più utile è la conoscenza della distribuzione delle precipitazioni nel corso delle stagioni. Le limitate precipitazioni nel periodo estivo e la frequenza di campi d'alta pressione, determinando un clima asciutto, permettono la formazione di un substrato superficiale secco nei boschi, specialmente lungo i pendii maggiormente esposti al sole. Queste particolarità climatiche si riscontrano con una certa periodicità nel quadrimestre a rischio.

Oltre agli aspetti climatici l’altro elemento che determina pericolosità e la propensione agli incendi è la vegetazione che va considerata sia sotto l’aspetto strutturale che fisiologico. La porzione del territorio comunale che dalle prime colline prospicienti la pianura, i Camaldoli, è caratterizzata da associazioni forestali; il clima, inverni miti ed estati calde con precipitazioni di circa 960 mm. annui permette una vegetazione a macchia mediterranea, mentre in fondo ai crateri, dove l'umidità è maggiore, persiste la foresta mesofila, con frassini, noccioli, aceri, dopo aver attraversato una zona terrazzata e coltivata, prosegue tra piante tipiche della macchia mediterranea, ginestre, mirto, lentisco, euforbia, per raggiungere nella parte alta il bosco, in cui sono tracciati i sentieri dei Parco che è costituito prevalentemente da castagni.

 

Area del Parco Camaldoli
Area del Parco dei Camaldoli

 

Diversamente gli Astroni, data la sua particolare morfologia, il cratere, mantiene un tasso d'umidità nel suo interno alquanto elevato, dovuto in particolare modo alla presenza di tre laghi sul fondo che causa l'instaurarsi di un fenomeno raro chiamato "Inversione Vegetazionale".

Riserva degli Astroni
Riserva degli Astroni

 

Contemporaneamente a questi fattori varia anche il tipo di vegetazione che ci circonda, dai cespugli odorosi della macchia mediterranea, che ricoprono le zone antistanti la spiaggia, passiamo ad attraversare un bosco ombroso costituito da lecci, e poi salendo di quota, in un bosco misto con querce, castagni e noccioli.

 

I BOSCHI IN ITALIA

Boschi in Italia

Boschi

 

Boschi


SUPERFICIE FORESTALE IN CAMPANIA

(Dati Istat 1996)

Fustaie

Cedui

Macchia mediterranea

TOTALE

(ha)

(ha)

(ha)

(ha)

101052

181795

6214

289061

dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato

 

 

Gli Astroni si possono immaginare, da un punto di vista vegetazionale, come una montagna capovolta. Difatti la macchia mediterranea è presente sulle pendici del cratere; scendendo ci s'inoltra un una lecceta arricchita da carpino nero, mentre sul fondo prospera un bosco composto da querce (farnia, rovere, roverella), castagni, olmi, frassini e pioppi. Analogamente si comportano le due collinette che si ergono dal fondo del cratere (Colle dell'Imperatrice e Rotondella), sulle cui pendici vegeta un bosco di Leccio ed alla cui sommità vi sono lembi di macchia mediterranea. Il leccio difatti, è sempreverde, al contrario delle altre Querce e dei Castagni, quindi osservando gli Astroni dal belvedere, in inverno, scorgeremmo sul fondo alberi spogli, mentre le pendici e le due collinette sarebbero ravvivate dal verde cupo delle foglie di Leccio.

 

1.B PREVISIONE DEL PERICOLO

 

Canadair

dislocazione Canadair

Areomobili in Italia

dati forniti dalla Agenzia di Protezione Civile Campagna Antincendi Boschivi 2000

Nell'organizzazione del servizio antincendi boschivi e quindi nella relativa pianificazione si deve prevedere il pericolo espresso attraverso la probabilità d'inizio e di sviluppo d'incendi. Per cui l'Amministrazione Regionale dovrebbe comunicarci al fine di un miglior servizio i principali dati di previsione del pericolo incendi boschivi:

1. Il valore del pericolo del giorno (anche per i giorni di valori di pericolo bassi o nulli).

2. La soglia per richiedere l’entrata in funzione del servizio d'avvistamento.

3. La soglia per mettere in allarme i servizi d'estinzione di una o di tutte le aree soggette agli incendi.

4. Il probabile comportamento degli incendi e comunicarlo ai servizi d'estinzione.

5. Il probabile numero d'incendi totale nella città di Napoli.

Emanando bollettini d'informazione via fax, all'Organizzazione di Volontariato collaborante, affinché si presti attenzione nei periodi in cui è maggiormente necessario.

 

 

1.C IL PERICOLO ED IL RISCHIO LA PREVENZIONE

I sistemi per prevedere il pericolo ed il rischio. Con il primo si esprime la possibilità d'incendio determinata dalle cause predisponenti, che sono soprattutto climatiche. Con il secondo s'indica la somma delle cause predisponenti e di quelle determinanti, comprendendo quindi, anche la possibilità che un incendio inizi per cause naturali o antropiche. Evidentemente in questo caso il sistema sarà molto più sofisticato. Poiché le condizioni meteorologiche sono la principale causa predisponente d'incendio, moltissimi sistemi si basano sulla loro valutazione.

Si propone di usare in prima approssimazione il sistema usato attualmente in Italia dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali.

Questo sistema si basa sull'individuazione del deficit idrico del terreno, cioè della quantità d'acqua che manca per avere la massima saturazione. L’umidità dei combustibili morti della lettiera sui quali ha inizio l’incendio è proporzionale a quella del terreno. La valutazione del deficit idrico si fa ipotizzando che la cessione dell’acqua dal terreno all’atmosfera, partendo dalla massima saturazione, avvenga secondo un andamento esponenziale. Tale valutazione costituisce la base per esprimere la possibilità d'accensione. Unitamente a questo valore si elaborano i dati che esprimono la situazione meteorologica che sta influenzando i combustibili. I parametri presi in considerazione sono la velocità del vento, l’umidità e la temperatura dell’aria nonché la precipitazione delle ultime 24 ore.

In un'ipotesi di collaborazione fattiva con la Regione Campania per la prevenzione incendi si richiedono giornalmente suddetti bollettini, ovviamente in funzione dei dati che già essa acquisisce.

 

2. LO SCENARIO

2.A LE AREE

 

Dalla premessa è chiaro che le aree boschive della città di Napoli sono puntiformi e dislocate sull'intera città: S. Martino, il Parco della Floridiana, il Parco di Capodimonte, il Parco Urbano dei Camaldoli, la collina dei Camaldoli e il cratere degli Astroni.

In questi ultimi anni le aree boschive maggiormente colpite dagli incendi, sono state l'area degli Astroni (in particolare modo le pendici) e la collina dei Camaldoli dal lato di Soccavo - Pianura.

La causa maggiore di tali incendi sono di tipo antropico: piromani, interessi / speculazioni sull'area del Parco Urbano Camaldoli e Astroni, la presenza di contadini sulle pendici della Collina dei Camaldoli che effettuano la pulizia del terreno senza la dovuta cautela ed in periodi non idonei e vietati dalla legislazione vigente. Da ciò è ovvio che la maggior parte degli sforzi deve essere concentrata in queste ultime due aree: Astroni e Camaldoli.


2.B GLI ASTRONI

Il decreto 24 luglio 1987 n. 422 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 Ottobre 1987, si istituisce la riserva naturale statale "Cratere degli Astroni", il quale viene sorvegliato dal WW.F.

La Riserva Naturale dello Stato "Cratere degli Astroni" (Long. 14°10'E, Lat. 40°50'N) è situata nella zona dei Campi Flegrei ad ovest della città di Napoli. E' compresa fra il piano di Agnano ad est, il monte Leucogeo a sud, a nord il territorio di Pianura, mentre l'antica strada Campana la costeggia ad Ovest. Geologicamente rappresenta il risultato dell'attività eruttiva sviluppatasi nel terzo periodo Flegreo, precisamente 3700 anni fa.

Come già è stato accennato nella premessa il valore di suddetta area boschiva è notevole e quindi il suo valore intrinseco è straordinario di conseguenza il Rischio di incendi è enorme.


2.C I CAMALDOLI

Il Parco Urbano dei Camaldoli è stato preso in consegna dall'Amministrazione Comunale di Napoli in attuazione di precisi indirizzi i parchi realizzati ex L.219/81. Problematiche completamente diverse insistono sull'area della collina. Nel 1980 il Consiglio Comunale deliberò l'approvazione del progetto del Parco Urbano dei Camaldoli, per complessivi 137 ettari, e nel 1995 l'opera, non ancora completata, fu consegnata al Comune di Napoli che ha provveduto a portare a termine una parte del Parco, circa i due terzi, inaugurandolo e aprendolo al pubblico nel luglio 1997. Il Parco mira sostanzialmente alla conservazione del carattere boschivo della zona ed alla tutela paesaggistica e idrogeologica della collina. Nella zona dei Camaldoli, ai bordi del bosco e in continuità con il quartiere Vomero, nasce " Rione Alto " ; alle falde della collina si ampliano a dismisura i " Casali " di Soccavo e di Pianura i cui abitanti finiscono per lambirne i versanti sud – occidentali; negli anni settanta l'abusivismo compromette l'area dei Camaldolilli e si diffonde a macchia d'olio con abitazioni sparse lungo la Via Sant'Ignazio di Loyola così che oggi è tutto un susseguirsi d'abitazioni, di case di cura, di ristoranti.

Antichissime sono le origini di Camaldoli, la cui primitiva denominazione era Monte Prospetto, in tempi ancora più antichi si chiamava Hermon. La collina dei Camaldoli, è alta 459 m. ed è la vetta più alta dell'area dei campi flegrei che originarono i crateri degli Astroni e della Solfatara. L'ultima eruzione avvenne nel 1538 e dette origine al Monte Nuovo.

La collina dei Camaldoli, oltre ad avere un notevolissimo valore ambientale, ha anche un valore storico con la presenza dell'Eremo che fu eretto all'incirca nel 1660, che abbandonato nel 1998 dai monaci camaldolesi oggi è custodito dalle suore brigidine.

Possiamo affermare che l'area dei Camaldoli ha un valore di rischio altissimo data la presenza nel suo territorio, sia di notevoli valori storici - culturali che di un certo numero d'abitanti.

A tal proposito occorrerà concordare con il Servizio di Protezione Civile del Comune di Napoli le Aree d'emergenza nell'area subito a ridosso della Collina (aree destinate, in caso d'emergenza, ad uso di protezione civile. In particolare, le aree d'attesa, ossia i luoghi di prima accoglienza per la popolazione immediatamente dopo l’evento e le aree d'ammassamento dei soccorritori e delle risorse che rappresentano i centri di raccolta d'uomini e mezzi per il soccorso in caso d'incendi di notevole intensità).

Mappa dei Camaldoli
Mappa del Parco dei Camaldoli

 

 

3. PERIODO A RISCHIO INCENDI

3.A IL RISCHIO

E' il valore atteso delle perdite umane, dei feriti, dei danni alle proprietà e delle perturbazioni alle attività economiche dovuti al verificarsi di un particolare fenomeno di una data intensità. Il rischio totale è associato ad un particolare elemento a rischio E e ad una data intensità I è il prodotto: R (E;I) = H (I) V (I;E) W(E). Dove la Pericolosità (H) è la probabilità che un fenomeno di una determinata intensità (I), si verifichi in un dato periodo di tempo ed in una data area, la Vulnerabilità (V) è il grado di perdita prodotto su un certo elemento o gruppo d'elementi esposti a rischio risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data intensità. È espressa in scala da 0 (nessuna perdita) a 1 (perdita totale) ed è in funzione dell'intensità del fenomeno e della tipologia di elemento a rischio: V = V (I; E) ed il Valore esposto (W) rappresenta il valore economico o il numero di unità relative ad ognuno degli elementi a rischio in una data area. Il valore è in funzione del tipo di elemento a rischio: W = W (E).

Nelle aree descritte in precedenza, tale valore R è altissimo poiché vi è pericolosità (H) elevata, visti i dati storici degli incendi degli anni scorsi, vi è un considerevole gruppo d'elementi che possono essere esposti all'evento incendi ed il valore esposto nelle aree suddette è notevole (vegetazione: boschi, abitanti e costruzioni, edifici di valore storico - artistico).

 

INCENDI IN CAMPANIA ANNO 2000
da gennaio a settembre

Periodo

Numero incendi

Superficie percorsa dal fuoco (ha)

boscata

non boscata

TOTALE

1/1-30/6

227

527

127

654

Giugno

67

166

54

220

Luglio

291

833

270

1.103

Agosto

985

3.240

2.557

5.797

Settembre

482

1.639

2.799

4.438

Totali

2.052

6.405

5.807

12.212

dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato

 


 

DEFINIZIONI:

La superficie forestale si suddivide in "superficie forestale boscata" ed in "superficie forestale non boscata". Per superficie forestale boscata s'intende un terreno che presenta una copertura forestale (o un popolamento equivalente) superiore al 10% ed una superficie unitaria superiore a 0,5 ha. Gli alberi, inoltre, dovranno raggiungere a maturità un'altezza minima di 5 m. Tali superfici possono comprendere sia formazioni forestali dense in cui le diverse classi d'età ed il sottobosco coprono una gran parte del suolo, sia formazioni forestali rade con uno strato erbaceo continuo, nelle quali le chiome coprono più del 10% della superficie.

Per superficie forestale non boscata s'intendono i giovani popolamenti naturali e tutte le piantagioni create ai fini forestali, ma le cui chiome non coprono ancora il 10% della superficie o i cui alberi sono ancora inferiori a 5 m, oltre che le zone che fanno normalmente parte della regione forestale ma che sono temporaneamente prive di soprassuolo per cause antropiche o naturali e che sono destinate a tornare foreste.

Queste superfici comprendono anche i vivai e i semenzai che fanno parte integrante delle foreste, le strade forestali, le zone sottoposte a taglio raso, i viali parafuoco ed altre piccole radure, le foreste dei parchi nazionali, riserve naturali e d'altre aree protette, le fasce taglia vento e di protezione che coprono più di 0,5 ha e che hanno una larghezza superiore a 20 m. Sono inoltre comprese le piantagioni di quercia da sughero.

Non sono invece comprese nelle superfici forestali tutte quelle piantagioni utilizzate essenzialmente per fini agricoli.

 

mappa incendi in estate/inverno

Considerati i dati climatici in premessa ed i dati storici degli incendi boschivi, il periodo nel quale maggiore è il rischio nella città di Napoli, è tra il mese di giugno ed il mese di settembre.

Cartografia 1:

Le regioni con il maggior numero d'incendi boschivi nella stagione estiva

Le Regioni poco colpite  
Le Regioni mediamente colpite  
Le Regioni più colpite  


Cartografia 2:

Le regioni con il maggior numero d'incendi boschivi nella stagione invernale

Le Regioni poco colpite  
Le Regioni più colpite  

dati forniti dalla Agenzia di Protezione Civile

relativi al 1999

 

 

4. LE TIPOLOGIE D'INCENDI BOSCHIVI

Incendio di tronco: quando brucia una singola pianta cava e secca e quando la causa d’innesco e per lo più data da un fulmine.

Incendi di terreno: interessano lo strato superficiale del sottobosco.

Questi due tipi d'incendi possono continuare per giorni o settimane e costituiscono i 3/4 di tutti gli Incendi di bosco.

Incendio pieno detto anche fuoco totale, fuoco di corona o fuoco di sommità: ha inizio sempre dall’incendio di terreno ed è caratterizzato dalla forte intensità delle fiamme, le quali possono precedere la sommità delle piante anche di 20 o 30 metri, si è osservato che l’incendio alla chioma non può esistere senza l’incendio di terra, quindi anche per questo tipo d'incendio occorre concentrare l’impegno e le quantità d’acqua sempre per fuoco di terra.

 

RISCHIO INCENDI IN ITALIA

mappa italia rischio incendi

mappa italia rischio incendi

dati forniti dal Corpo Forestale dello Stato

 

 

5. ATTIVITÀ DELLE ORGANIZZAZIONI PROPONENTI

5.A LA COMUNICAZIONE

Come già è stato detto nella premessa, la difesa del patrimonio boschivo, è ormai quasi esclusivamente connessa alla qualità dei rapporti che l'uomo è in grado di stabilire con l'ambiente, quindi la nostra prima attività sarà di sensibilizzare la popolazione adiacente le due aree a rischio attraverso la distribuzione di volantini e locandine le quali saranno in parte stampate dalla stessa organizzazione ed in parte reperite presso l'ufficio stampa dell'Agenzia di Protezione Civile. Quest'attività deve cominciare almeno un mese prima della campagna d'avvistamento e spegnimento (mese di maggio) ed il materiale informativo, deve contenere innanzi tutto i numeri telefonici d'emergenza (1515 - 115 - Centrale Operativa Regionale e Centrale Operativa dell'Organizzazioni di volontariato proponenti il progetto), regole di comportamento nelle aree boschive, cosa fa lo Stato per difendere il nostro patrimonio, cosa può fare un cittadino per salvaguardare il suo patrimonio boschivo, cosa deve fare un cittadino se per caso si trovasse in un incendio.

 

5.B ATTIVITÀ D'AVVISTAMENTO E PREVENZIONE

L'esperienza degli scorsi anni, ci ha fatto comprendere che la prima funzione del Volontariato è l'attività d'avvistamento e la presenza del Volontario nell'area a rischio, la qual è elemento dissuasore per i piromani ed i malintenzionati. A tal proposito si prevede di utilizzare almeno tre squadre d'operatori da dislocare, una all'interno dell'area dei Camaldoli, una all'interno del Parco degli Astroni ed una dislocata sulla bretella di collegamento tra Via Pigna e Soccavo / Pianura. I Camaldoli stessi sono un belvedere sull'intero cratere dei Campi Flegrei: via Pigna, Agnano, Astroni, Soccavo, Pianura e Bagnoli, la bretella è invece un belvedere inverso, verso le pendici della collina dei Camaldoli, area sulla quale iniziano la maggior parte degli incendi e che è difficilmente raggiungibile dalle autobotti o dagli automezzi pesanti AIB, che spesso per essere spenta necessita dell'intervento dei mezzi aerei. Tali squadre d'avvistatori, composte da due unità, dovranno collaborare con quelle già previste dalla Regione Campania dalle ore 15.00 alle ore 18.00 (le ore più calde della giornata). Tali squadre saranno in continuo contatto radio con la nostro Centro Operativo sito in Napoli alla via Ruoppolo, 87 e saranno munite di telefono cellulare per ulteriori comunicazioni urgenti e dirette con il Centro Operativo Regionale, di binocolo e come già detto di radiotrasmittente.

 

5.C ATTIVITÀ DI SPEGNIMENTO

Prevediamo invece che le squadre di spegnimento (su due turni), composta di quattro unità, automezzo e modulo antincendio, cominci la sua attività alle ore 10.00 e termina alle ore 19.00, prevedendo in oltre un gruppo d'operatori in reperibili in caso o le proporzioni dell'evento siano maggiori a quelle affrontabili con le squadre in servizio o in caso in cui le operazioni di spegnimento si prolungassero oltre gli orari di servizio prestabiliti. Queste saranno dislocate una nei pressi del Parco degli Astroni ed una presso il parco Urbano Camaldoli.

 

5. D LA CENTRALE OPERATIVA DEI VOLONTARI

Questa ha sede in via Ruoppolo, 83 e consiste in una sala radio - telefono, un deposito per le attrezzature, strutture informatiche con cartografia gis del Comune di Napoli e comincerà la sua attività dal mese di aprile con turni dalle ore 16.00 alle ore 20.00 orario che dal mese di giugno al mese di settembre sarà dalle ore 10.00 alle ore 20.00.

 

 

 

6. IL COORDINAMENTO DELLE RISORSE E LE RICHIESTE D'INFORMAZIONI

 

Al fine di un coordinamento delle risorse del Volontariato, dei Corpi dello Stato (VVF - CFS) e della Regione Campania, le nostre Organizzazioni chiedono al Comune di Napoli di essere messi a conoscenza d'eventuali Piani d'Emergenza per il Rischio incendi boschivi o comunque concordare le Aree d'emergenza con il Comune di Napoli Servizio Protezione Civile, essere messi a conoscenza dei punti di distribuzione dell'acqua per lo spegnimento, le frequenze radio dei VVF, del CFS e del Centro Operativo Regionale (C.O.R.) ed essere trasmessi i bollettini riguardanti:

  1. Il valore del pericolo del giorno (anche per i giorni di valori di pericolo bassi o nulli).

  2. La soglia per richiedere l’entrata in funzione del servizio d'avvistamento.

  3. La soglia per mettere in allarme i servizi d'estinzione di una o di tutte le aree soggette agli incendi.

  4. Il probabile comportamento degli incendi e per comunicarlo ala squadra d'estinzione.

  5. Il probabile numero d'incendi totale nella città di Napoli.

Ed inoltre si richiede l'ingresso degli automezzi antincendio e di prevenzione incendi all'interno dei Parchi e del Convento dei Camaldoli e poter comunicare via radio o con il C.O.L. (Centro Operativo Locale) o con il C.O.P. (Centro Operativo Provinciale) o con il C.O.R. (Centro Operativo Regionale); anche attraverso il Comune di Napoli Servizio Protezione Civile – Emergenze (sempre via radio).

 

 

7. IL MOTTO ED IL LOGO

MOTTO:

"Comunicare, prevenire e proteggere"

 

LOGO DEL PROGETTO

 

Comune di Napoli

 

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logo progetto

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Regione Campania

 

 

 

8. MEZZI E ATTREZZATURE IN DISPONIBILITÀ PER L'ATTIVITÀ AIB

8. A C.O.P.C. Falchi del Sud

Automezzi:

  1. Autocarro FIAT FIORINO DIESEL

  2. Autocarro FIAT DUCATO DIESEL

 

Attrezzature:

  1. Telefono, fax, segreteria telefonica, sala radio

  2. Computer, scanner e stampante

  3. Cassa di metallo per trasporto attrezzatura minuta

  4. Badili, pale e picconi

  5. Binocoli

  6. Due cassette di primo soccorso sanitario

  7. Dieci paia guanti da lavoro

  8. Dieci radiotrasmittenti palmari

  9. Sala radio da campo

  10. Tre segnalatori stradali luminosi

  11. Una transenna stradale pieghevole

  12. Torce con scorte di batterie

  13. Due gruppi fari da 900 Watt

  14. Attrezzatura minuta

  15. Generatore di corrente 4 tempo benzina 4300 Watt 220 – 12 V

  16. Due prolunghe di cavo trifase di m. 100 con prese/spine CEE

  17. Motosega lama 45 cm motore 2 tempi

  18. Elettro flex 220 V

  19. Tagliabulloni

  20. Manichette e lance

 

8.B BASE PUMA

Attrezzature antincendio:

n. 1 modulo antincendio in acciaio a norma CE
n. 10 divise ignifughe complete di casco, di stivali e di maschere antifumo a norma
n. 15 battifuoco
n. 15 pale
n. 2 pompe d’aspirazione: 1 elettrica, 1 disel
n. 4 carrelli trainabili completi di 30 metri di pompa con allacciamento ad impianti fissi antincendio
n. 1 fiat campagnola completa di modulo antincendio
n. 1 furgone con serbatoio di supporto per rifornimento acqua

 

9. CORSI - SEMINARI ED ESPERIENZE ACQUISITE

9.A C.O.P.C. Falchi del Sud
9.A1 CORSI DI FORMAZIONE

dal 09

al

30/06/97

Comune di Napoli - "1° CORSO VOLONTARI - AMMINISTRARE L’EMERGENZA" - Bagnoli Villa Medusa - Napoli;

dal 08

al

29/09/1997

Comune di Napoli - "2° CORSO VOLONTARI - AMMINISTRARE L’EMERGENZA" - Bagnoli Villa Medusa - Napoli;

gennaio-febbraio -marzo/98

Comune di Portici - Corpo Nazionale Vigili del Fuoco Comando Provinciale Napoli CORSO PER "OPERATORE VOLONTARIO DI PROTEZIONE CIVILE" - insegnante C.sq Pilota VV.F. Vincenzo Savarese Direttore del corso Dott. Ing. Salvatore Perrone;

25-29/10 e 15-19/11/1999

Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile SEMINARIO "La Protezione Civile: dalla prevenzione alla gestione dell’emergenza" presso il Centro Polifunzionale di Castelnuovo di Porto – Roma

Da dicembre 1999

A marzo 2000

Comune di Napoli servizio di protezione Civile – Università "Federico II" corso di aggiornamento avanzato per addetti delle Associazioni di Volontariato di Protezione Civile residenti nel Comune di Napoli "GIUBILEO: OSPITALIA’ SICURA": Gestione delle emergenze, organizzazione logistica dell’accoglienza, beni culturali, stage operativo tecnico pratico – Università di Napoli "Federico II" – Napoli;

da giugno a settembre 2000

Università degli Studi di Napoli "Federico II" con il patrocinio dell’Agenzia di Protezione Civile "Corso di Coordinatore dell’Emergenza" – Facoltà di Ingegneria

Novembre 2000

Presidenza del consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile FORMEZ "Corso di formazione per responsabili e quadri delle organizzazioni di Volontariato" Regioni Campania e Molise - Caserta


9 A2 ESPERIENZE PREGRESSE

dal 10/07

al

07/09/97

Regione Campania Settore Tecnico Amministrativo Provinciale Foreste di Napoli sezione A.I.B. - SERVIZIO ANTINCENDIO - Eremo Camaldoli - Napoli

Avvistamento Incendi; (Con la FIR – CB Servizio Emergenza Radio)

dal 18/05 al 31/08/98

Comune di Napoli - Servizio di Protezione Civile - PROGETTO "SICUREZZA E SOLIDARIETÀ" DELL’ASSESSORATO ALLA DIGNITÀ (Registro delle deliberazioni di giunta Comunale n° 1208 del 08/04/1998); NUCLEO OPERATIVO DI EMERGENZA (N.O.EM.) - NAPOLI COLLINARE, Quartieri Vomero ed Arenella - Napoli

Attività di prevenzione rischi ed eventuale soccorso alla cittadinanza e Servizio Antincendio Boschivo Parco Urbano Camaldol (Avvistamento)i;

21/07/99

Comune di Napoli - Servizio Protezione Civile

INCENDIO CAMALDOLI - Napoli

Ausilio al Servizio di Protezione Civile del Comune di Napoli ed ai VV.F

05-06/07/99

Comune di Napoli - Servizio Protezione Civile

INCENDIO CAMALDOLI - Napoli

Ausilio al Servizio di Protezione Civile del Comune di Napoli ed ai VV.F

19/09/99

Comune di Napoli - Servizio Protezione Civile

Incendio zona Camaldoli / Soccavo - Napoli

Attività di comunicazioni e radiocomunicazioni, collaborazione VV.F

21/09/99

Comune di Napoli - Servizio Protezione Civile

Incendio zona Camaldoli / Pianura - Napoli

Attività di comunicazioni e radiocomunicazioni

 

 

31/10/99

ESERCITAZIONE DI PROTEZIONE CIVILE AIB - R Napoli 99, con parere favorevole del Servizio di Protezione Civile - Emergenza del Comune di Napoli del 27/07/99 prot. 301, il patrocino morale dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Napoli del 03/09/99 prot. 856, il patrocinio morale della Circoscrizione Arenella Comune di Napoli del 28/09/99 prot. 20 p3 e la presa d’atto ai sensi di legge della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile del 24/09/99 prot. AG VOL. 33979/ESE 328.

Parco Urbano Camaldoli – Napoli - direzione esercitazione, montaggio tende, simulazione di avvistamento e spegnimento incendio boschivo, costituzione di segreteria da campo, sala radio da campo e prove di radiocomunicazioni, cucina e mensa, posto medico avanzato, simulazione di classificazione di trasporto feriti, ricerca di persone disperse con l’ausilio di unità cinofile, recupero figurante in crepaccio, utilizzo scala italiana, motosega ed elettro flex.

Dal luglio al dicembre 2000

Comune di Napoli – Servizio di Protezione Civile – Progetto "Sicurezza e Solidarietà" dell’Assessorato alla Dignità - delibera di G.M. n° 1246 del 13.04.2000 e successiva determina n° 2 del 5.6.2000 del dirigente del Servizio di Protezione Civile: Nucleo Operativo di Emergenza (N.O.Em.) – NAPOLI COLLINARE, quartieri Vomero – Arenella, attività di prevenzione rischi ed eventuale soccorso alla cittadinanza e Servizio Antincendio boschivo (Avvistamento) Parco Urbano Camaldoli.

 

 

9.B BASE PUMA
9.B1CORSI DI FORMAZIONE

dal 09

al

30/06/97

Comune di Napoli - "1° CORSO VOLONTARI - AMMINISTRARE L’EMERGENZA" - Bagnoli Villa Medusa - Napoli;

dal 08

al

29/09/1997

Comune di Napoli - "2° CORSO VOLONTARI - AMMINISTRARE L’EMERGENZA" - Bagnoli Villa Medusa - Napoli;

Da dicembre 1999

A marzo 2000

Comune di Napoli servizio di protezione Civile – Università "Federico II" corso di aggiornamento avanzato per addetti delle Associazioni di Volontariato di Protezione Civile residenti nel Comune di Napoli "GIUBILEO: OSPITALIA’ SICURA": Gestione delle emergenze, organizzazione logistica dell’accoglienza, beni culturali, stage operativo tecnico pratico – Università di Napoli "Federico II" – Napoli;

da giugno a settembre 2000

Università degli Studi di Napoli "Federico II" con il patrocinio dell’Agenzia di Protezione Civile "Corso di Coordinatore dell’Emergenza" – Facoltà di Ingegneria

n. 10 operatori con corsi A B corsi effettuati vigili del fuoco Comando Napoli
n. 10 operatori con corsi A B corsi effettuati con la Forestale Dott. D’Andrea

 

9.B2 ESPERIENZE PREGRESSE

Sono circa 10 anni che l’associazione collabora con il corpo forestale per la campagna antincendio per circa 5 anni come supporto di avvistamento e da circa 5 anni come spegnimento

 

 

10. ATTREZZATURE DA ACQUISIRE

  1. N° 5 Tute monopezzo ignifuga 3° Cat., ns. mod. DEVELOP tipo TACCONI S.p.A. art. 49613
  2. N° 5 paia di Stivaletti A.I.B. per operatori anticendio 3° Cat. Tipo TACCONI S.p.A. art. 98618
  3. N° 5 paia di Guanti mod. FOREST-FIRE tipo TACCONI S.p.A. art. 14744
  4. N° 5 Respiratori con filtro tipo TACCONI S.p.A. art. 1691101
  5. N° 5 Borsette in Nomex Delta C tipo TACCONI S.p.A. art. 8973373
  6. N° 5 Caschi Anti Incendio Boschivo tipo UNIVET S.r.l.
  7. N° 5 Schermi neutri III categoria tipo UNIVET S.r.l.Mod. 607
  8. N° 5 Semimaschere con filtro polveri tipo UNIVET S.r.l.Serie 4000
  9. N° 5 Sottocaschi maglia ignifuga tipo TACCONI S.p.A. art. 5330001
  10. N° 5 Berretti con sahariana per operatori A.I.B. tipo TACCONI S.p.A. art. 49588
  11. N° 1MODULO ANTINCENDIO DA 400 lt composto da motopompa alta pressione; serbatoio idrico da 400 lt in acciaio inox; tubazione naspo da 50 m completa di pistola a getto pieno e nebulizzato

 

11. I COSTI

 

LE ATTREZZATURE

Prezzo Unitario

Prezzo + IVA

Numero pezzi

totale parziale

Tuta monopezzo ignifuga 3° Cat., ns. mod. DEVELOP tipo TACCONI S.p.A. art. 49613

L. 244.000

L. 292.800

5

L. 1.464.000

Stivaletto A.I.B. per operatori anticendio 3° Cat. Tipo TACCONI S.p.A. art. 98618

L. 194.000

L. 232.800

5

L. 1.164.000

Guanti mod. FOREST-FIRE tipo TACCONI S.p.A. art. 14744

L. 42.000

L. 50.400

5

L. 252.000

Respiratore con filtro tipo TACCONI S.p.A. art. 1691101

L. 51.500

L. 61.800

5

L. 309.000

Borsetta in Nomex Delta C tipo TACCONI S.p.A. art. 8973373

L. 16.000

L. 19.200

5

L. 96.000

Casco Anti Incendio Boschivo tipo UNIVET S.r.l.

L. 160.000

L. 192.000

5

L. 960.000

Supporto per schermo in alluminio III categoria tipo UNIVET S.r.l. Mod. 606

L. 24.000

L. 28.800

5

L. 144.000

Schermo neutro III categoria tipo UNIVET S.r.l.Mod. 607

L. 11.500

L. 13.800

5

L. 69.000

Semimaschera con filtro polveri tipo UNIVET S.r.l.Serie 4000

L. 25.600

L. 30.720

5

L. 153.600

Sottocasco maglia ignifuga tipo TACCONI S.p.A. art. 5330001

L. 16.000

L. 19.200

5

L. 96.000

Berretto con sahariana per operatori A.I.B. tipo TACCONI S.p.A. art. 49588

L. 27.700

L. 33.240

5

L. 166.200

MODULO ANTINCENDIO DA 400 lt composto da motopompa alta pressione; serbatoio idrico da 400 lt in acciaio inox; tubazione naspo da 50 m completa di pistola a getto pieno e nebulizzato tipo Matacena Distribuzioni Antincendio S.r.l.

L. 7.600.000

L. 9.120.000

1

L. 9.120.000

 

TOTALE ATTREZZATURE

L. 13.993.800

 

SPESE VARIE

spesa giornaliera

giorni di servizio

 

totale parziale

Carburante automezzi e moduli

L. 30.000

153

 

L. 4.590.000

Ammortamento automezzi

L. 4.500

153

 

L. 688.500

Volantini e locandine

 

 

L. 727.700

L. 727.700

         
   

TOTALE SPESE VARIE

L. 6.006.200

 

 

TOTALE L. 20.000.000

 

l'elaborazione della relazione è

a cura dell'arch. Raimondo De Paula

coordinatore dell'emergenza

 

Il Rappresentante legale

C.O.P.C. Falchi del Sud

Il Rappresentante legale

Base Puma

 


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ad unum pro civibus vigilantes