Le emergenze cui nostro malgrado |
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Poco dopo la nostra "nascita", siamo stati impegnati in uno dei più forti terremoti dell'ultimo ventennio che ha causato sia perdite in vite umane che la distruzione di opere di incommensurabile valore artistico e storico. Era il 26 settembre 1997, un venerdì, quando alle ore 2.33 si è verificata una forte scossa di terremoto con epicentro "Colfiorito di Foligno". Circa nove ore dopo, alle 11.42, si verifica un'altra scossa di magnitudo 5.8, VIII - IX grado della scala Mercalli; muoiono altre otto persone, alcune di infarto, altre colpite dai crolli: nella Basilica superiore di San Francesco di Assisi una trentina di persone tra frati, amministratori locali, tecnici e giornalisti stanno ispezionando gli affreschi, per rilevare i danni provocati dal sisma della notte precedente. La nuova scossa li coglie di sorpresa, alcune parti del soffitto a volte crolla, quattro persone rimangono uccise. Il cameraman di una emittente locale, Umbria TV, riprende il crollo delle vele nella Basilica. Il giorno dopo la CNN è in possesso di queste riprese, che faranno il giro del mondo e diventeranno simbolo del terremoto in Umbria. Si perdono quattro vele affrescate nella Basilica di San Francesco: una vela blu a stelle oro e una con San Matteo che evangelizza la Giudea, dipinta da Cimabue, situate all'incrocio tra la navata ed il transetto, crollano frantumando l'altare sottostante. Le altre due vele, proprio sopra l'ingresso, erano attribuite ad un giottesco e rappresentavano due dottori della Chiesa. Crolla anche una teoria di santi affrescata tra la volta e la controfacciata. Numerosi paesi sia in Umbria e sia nelle Marche sono totalmente distrutti; si inizia a stimare una spesa (in difetto) di oltre 30,000 miliardi di Lire per la ricostruzione; la storica torre campanaria del palazzo Comunale di Foligno è crollata; il centro storico di Nocera Umbra è ridotto ad un paese fantasma.
Nemmeno un anno dopo i tragici eventi di Foligno siamo di nuovo stati scossi da un avvenimento che avremmo di certo voluto evitare, l'alluvione che ha colpito i comuni di Sarno e Quindici Era il 5 maggio 1998 quando decine di eventi franosi sul fianco del monte Pizzo d'Alvano hanno provocato enormi colate di fango che si sono riversate sulle abitazioni dei Comuni di Sarno e di Quindici. Le frazioni di Episcopio e San Vito vengono distrutte. Il bilancio è drammatico, 159 vittime da attribuire sia a cause naturali che al dissesto del territorio. I comuni di Sarno, Quindici, Bracigliano e S. Felice a Cancello sono posti alle pendici del monte Pizzo D'Alvano, composto da un basamento calcareo ricoperto da uno strato di detriti piroclastici, derivanti dalla deposizione, nel corso dei secoli, delle polveri derivanti dalle successive eruzioni del Vesuvio e tale situazione geologica è stata una delle componenti di quel drammatico evento. A ciò si deve aggiungere che quel 5 Maggio del 1998 è stato caratterizzato da eventi meteorologici particolarmente violenti sul nostro meridione, tale combinazione è stata micidiale ed ha provocato una tragedia nella quale l'incuria nella gestione del territorio ebbe una grande responsabilità.
Tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002, una serie di scosse di terremoto con epicentro situato tra i comuni di San Giuliano di Puglia, Bonefro, Castellino del Biferno e Provvidenti (CB) ha causato 30 morti, di cui 27 bambini, circa 100 feriti e 2.925 sfollati nella sola provincia di Campobasso.
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